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“Che sfigata quella tipa!” - “Ma che troietta quella!” I primi pensieri che io e la mia coinquilina abbiamo avuto quando ci siamo conosciute.
Serena Osti

CURRICULUMVITAE

Serena Osti

Born 1985 in Trento, lives in Bolzano (Italy).
info@serenaosti.com (+39) 349 77 47 320
Spoken languages: Italian***, German***, English***, Spanish**, French*

I’m currently on a creative break, researching on voice, body, drawing, photography and clay, and developing further my project Gilda together with Andrè Fincato.

Residencies, festivals, and long-term projects 2015

{MACERIE} residency 4th edition, Cultural Farm, Favara + Dimora OZ, Palermo Open/Creazione contemporanea, Pergine SpettacoloAperto, Pergine Piattaforma resistenze contemporanee, Festival delle Resistenze, Bolzano

2014
Sinstruct, festival for contemporary music, visual and performing arts, Passo Palade Il Cubo di Rubik / 53 miliardi di miliardi, Festival delle Resistenze, Bolzano

2013
Liveworks Performance Art Award, 33rd Drodesera festival,Viafarini DOCVA and Centrale Fies, Dro Ich lad mich gerne ein / Mi invito. E Con piacere., LanaLive International Culture Festival, Lana

2012
Play 3 Creative Residency, Ludiko/La Nuova Faro toy factory, Omegna

Group exhibitions, special projects and interventions 2016

Curating PIIGS / Curating Crisis, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,Torino 3° Forum italiano per l’arte contemporanea, Museo Pecci, Prato
Displaced Positions, Museion +Tessman Bibliothek, Bolzano
2° Forum italiano per l’arte contemporanea, MuseoVilla Santa Croce, Genova

2015
1° Forum italiano per l’arte contemporanea, Museo Pecci, Prato
Augendiktatur, Werkbank Lana booth,The Others Fair,Torino
L’invasione, reading for Flucht und Zuflucht/Summer School SouthTyrol, Feldthurns Augendiktatur, performance for 39NULL Magazin für Gesellschaft und Kultur,Werkbank, Lana Immaginario oltre la Crisi, group show, Krisis Magazine/Cizerouno, Casa dell’Arte,Trieste Les Sublimes, group show, Fondazione Arthur Caravan, Festival Studi#1, Milano
Serendipità, students’ workshop and small exhibition at Istituto A. Rosmini,Trento

2014
L’immagine sofisticata, public reading of texts by Luigi Ghirri, Diane Arbus and Byung-Chul Han, Weigh Station for Art and Culture, Bolzano
Repetita Iuvant, project for a hairdresser’s shop, OnHair, Malisano By, associazione neon, Udine
Motivi di famiglia, group show, SPAC/Spazi Pubblici Arte Contemporanea, Buttrio

2012
Il limite della ricerca, survey, display, public reading and group exhibition, Cose cosmiche, 3rd edition, Galleria Artra, Milano

2011
Officine dell’arte, group show with the class of Italo Zuffi, curated by Chiara Agnello, DOCVA, Milano

Publications
Displaced Positions, Museion-Tessmann Bibliothek, Bolzano 2016; Kulturelemente Nr. 129, Distel- Vereinigung, Bolzano 2016; Kulturelemente Mr. 125, Distel-Vereinigung, Bolzano 2015; NEW - Visioni di una generazione in movimento, Pacini, Pisa 2014; Motivi di famiglia, text: Simone Frangi, neoedizioni, Udine 2014; Kulturelemente Nr. 109, text: Martina Oberprantacher, Distel-Vereinigung, Bolzano 2013; Krisis Orientation, Unità di Crisi, AIAP Edizioni, Milano 2013; La camera digitale? Nuove memorie dall’universo giovanile, Denis Isaia, Silvana Editoriale, Milano 2013; Officine dell’arte - from the workshops of Stefano Arienti and Italo Zuffi, Mousse Publishing, Milano 2012

Community and Activism
Founder of Gilda.xyz - Italian observatory for artists’s rights, 2015
Member of arge kunst Galerie Museum, independent art space, Bolzano – since 2012

CV last update: March 2017
I hereby authorize the processing of my personal data as per article 13 of Legislative Decree n.196/03 of the Italian law.


+ estratti

Appunti per 10 azioni possibili Serena Osti, Milano 2011

1.

Spostare un peso invisibile con molta, troppa fatica tanto che lo spostamento non è quasi visibile e colui che fa l’azione sembra stare faticosamente fermo. Questa azione viene realizzata nel tempo più lungo che la persona riesce a sopportare.

2.

Le piagnone. Ne immagino tre, vestite a lutto, forse il loro vestito è pacchiano, cangiante, di un verde scuro misto a un grigio topo. Sono delle signore di una certa età, corpulente, troppo truccate, ingioiellate vistosamente, quasi volgarmente, un po’ come nei programmi televisivi. Non mi dispiacerebbe se avessero come copricapo un cappello a falda larga, quasi da colazione inglese in giardino, e magari il velo sul volto come una calza a rete. Piangono guardando gli indici della borsa su uno schermo, o forse lo schermo è quello di un’agenzia per scommesse ippiche. Piangono alle notizie del TG sulla crisi, ogni tanto intervallate da previsioni meteorologiche, servizi sui nostri amici animali e l’estrazione dei numeri dell’enalotto. Sarebbe bello se si potessero sedere su un divano mangiando biscotti e Nutella, come per consolarsi. Inoltre sono delle pessime attrici, e così fanno il loro lavoro un po’ pigramente. Cioè piangono, sì, però malamente, non in maniera troppo sentita. Ogni tanto si annoiano e pensano ad altro, si distraggono.

3.

Una persona vestita bene, magari come un cameriere di un ristorante un po’ su, va in giro (forse in una piazza, comunque per strada) con una struttura di legno dalla forma quadrata e con dei ripiani mensolati all’interno, un po’ come una di quelle cornici porta-chincaglierie che adornano le pareti di famiglie intente a collezionare l’improbabile fra il probabile (tipo sorpresine Kinder, piccole statuine, giocattoli, gadget, ecc.). Per l’esattezza la sua funzione della scatola è come quelle dei venditori ambulanti africani, sui ripiani si possono appoggiare e fissare molte cose e in cima c’è una fessura/gancio per le mani. Le scatole sono due e il cameriere va in giro a chiedere alla gente di regalargli qualcosa, che forse non riceverà.

4.a (proposta per la serata d’inaugurazione)

Tutti quelli che entrano indossano una maschera che verrà loro data all’ingresso. In questa maniera non si capirà più chi sono gli artisti, chi i curatori, chi i loro conoscenti e chi il pubblico. Nessuno dovrà fingere di guardare se non gli interessa e allo stesso tempo di guardare che cosa gli interessa. Ma soprattutto non si vedranno le reazioni sui volti delle persone, se cioè quello che si sta presentando piace o no, e non ci si sentirà obbligati a sorridere o stare seri se quello che si vede commuove o turba.

4.b (proposta per la serata d’inaugurazione)

Andare in giro chiedendo alla gente “Come sta?”, dando importanza alla loro risposta, chiedendo anche una seconda volta “Sì, ma come sta veramente?”. Questo è un esperimento che non so a cosa porterà.

5. (dal poetry slam allo spam slam)

Una sfida/guerra fra due persone a dirsi tutto quello che viene in mente. Unica regola: deve starci tutto in una frase, altrimenti si deve passare il turno. Il gioco finisce quando non viene più in mente nulla da dire. Questa azione è scaturita dai commenti di Filippo al mio eccesso di interventi (“Il mio desktop è pieno”).

6. (il problema dell’attenzione)

Una serie di esercizi sul fare le cose e basta in contrap-posizione al momento in cui si ha l’intenzione di farle, che non ci permette di farle davvero in quanto lo stiamo solo pensando o desiderando.

7. (una performance per performer)

Ognuno incarica gli altri del gruppo nell’eseguire delle azioni, riferimenti più o meno espliciti all’esperienza del laboratorio. E’ una sorta di libera interpretazione per la quale si possono utilizzare episodi, situazioni, riferimenti, ecc. dal proprio vissuto che uno dedica ad un altro o un insieme di persone. Ognuno riceve delle azioni da eseguire ma non può personalmente far parte delle proprie. Non c’è pubblico, il pubblico è il gruppo.

8. (riflessioni metalinguistiche)

DIY-performance (Do It Yourself performance): le azioni diventano delle istruzioni su una casella di un gioco da tavola come quello dell’oca, la gente se lo può portare a casa e giocarci. Non si può comprare ma solo prestare, c’è una copia in prestito come alla ludoteca dei bambini.

9.

Proporre delle azioni che non sono mai state fatte e ridistribuirle come il software libero Linux con apposita licenza Creative Commons. Unica richiesta: documentare l’esito delle azioni proposte, ossia come sono state ridistribuite, modificate, applicate, ecc.

10.

Ricerca sulle aspettative di una mostra. Il pubblico non è un’entità astratta ma è costituito da una quantità di persone finita, è quindi misurabile e concretamente esplorabile. Che aspettative hanno i visitatori? In che maniera queste aspettative determinano la percezione delle proposte fatte? E’ possibile illudere il pubblico di venire a vedere qualcosa quando in realtà il pubblico stesso diventa oggetto dello “spettacolo” e quindi i perfomer stessi diventano il pubblico?